Girare per Pavia a piedi è un godimento.
Pavia è una città romanica, sia per la disposizione delle vie, tutte ben a quadrotti, sia per l’incredibile numero di chiese romaniche che riempiono la città vecchia. Io che amo particolarmente questo stile era chiaro che appena ho potuto l’ho scelta per venire ad abitarci, nonostante i borbottamenti iniziali di mia figlia che aveva tutti i suoi giri a Milano (ma ha poi imparato ad amarla pure lei, e molto, questa cittadina).
Noi però abitiamo in Borgo, che è l’unico quartiere di Pavia che sta a sud del Ticino, segno di confine una volta: ciò che era a nord stava sotto il dominio austricaco, ciò che era a sud sotto la dominazione francese. La cosa curiosa è che ancora oggi c’è una differenza fra i pavesi di città, come si suol dire qui, e i borghigiani…
Il Borgo – o meglio il Borgo Basso – è anche dove si allaga quando il Ticino straripa, ovvero tutte quelle deliziose casette che costeggiano il fiume sulla sponda a sud vengono inondate. L’ultima volta che è accaduto, qualche anno fa, per me è stato davvero impressionante da vivere. La gente di qui c’è abituata e mi faceva effetto vedere i vigili, le guardie in genere, la protezione civile e la popolazione, tutte così avvezze ormai da avere movimenti e azioni pazzescamente organizzate dall’abitudine, così che a me sembrava che si muovessero quasi al rallentatore, con un senso di inesorabilità incredibile.
L’acqua saliva e presto hanno cominciato ad avvisare la popolazione di quelle case che era il momento di lasciarle perché avrebbero chiuso l’energia elettrica e il gas. Ma gli abitanti del Borgo basso ci sono abituati e di solito non abbandonano le loro case, si trasferiscono semplicemente al primo piano. Infatti poi la protezione civile con le barche li assiste comunque.
Ma quella volta il Ticino è salito oltre al primo piano, è arrivato a lambire i balconcini del secondo piano e io mi ricordo di essermi messa a osservare quel fiume in piena e a imprimermi nella mente quell’immagine perché, mi dicevo, se non lo faccio penserò a uno scherzo della memoria dopo, credendo impossibile che l’acqua si fosse alzata così tanto.
Indimenticabile quel giorno, sul ponte vecchio, quello che unisce il Borgo con la città, non passavano più le macchine e i pedoni dovevano andare in fila indiana e non era permesso sostare sul ponte, temevano infatti che potesse succedergli qualcosa.
Sull’altra sponda c’erano moltissimi pavesi, lì fermi, a osservare il fiume e quell’immenso ammontare di acqua che trasportava tronchi, legni, altra roba con una velocità impressionante, ma soprattutto guardavano il Borgo Basso così sommerso e immobile in mezzo a tutto quel travaglio.
E’ stato il silenzio a rimanermi dentro. Nessuno parlava, nessuno commentava, nemmeno gli anziani che di solito si raccontano in dialetto… invece erano tutti lì, assorti a guardare, mentre tutto avveniva, in silenzio.